COME ERAVAMO: QUANDO LA RICERCA SCIENTIFICA ERA SCUOLA DI LIBERTÀ

Nel 2003 l’Accademico dei Lincei Prof. Romano Lazzeroni così scriveva in una relazione per il suo Ateneo:

"1) Elementi di valutazione della produzione scientifica.
Non riesco a vederne uno diverso dalla lettura delle pubblicazioni da parte di competenti. Ho molte riserve  sull'"impact factor": un collega (che posso riservatamente nominare) ogni volta che pubblicava qualcosa riusciva a farsi dare del fesso in tutte le lingue del creato. Aveva un impact factor altissimo.

2) Elementi di valutazione dell’impatto socio-economico dell’attività di ricerca.
Impatto economico: assolutamente nessuno, ma non si sa mai. Qualche secolo fa un personaggio spellava le carcasse delle rane e le faceva saltare toccandole con due pezzetti di metallo. Il solo impatto economico era nelle fiere di paese dove il gioco veniva ripetuto (presumibilmente a offerta libera) per il sollazzo dei villani. Con una conseguenza non trascurabile: da quel gioco è nato il mondo moderno.
Impatto sociale: altissimo, come è altissimo quello di ogni ricerca, quando è ricerca vera, cioè avventura libera del pensiero. Chi mette alla prova un’opinione scientifica data per acquisita – dice il cardinale di Brecht – metterà, prima o poi, alla prova anche un ordine istituzionale dato per immutabile. La ricerca è scuola di libertà; e perciò il suo impatto sociale è straordinario.

3) Eventuali strumenti adottati dal Dipartimento per elaborare una pianificazione strategica dell’attività di ricerca.
Le ricerche di Galileo non erano né strategiche né pianificate (e infatti furono bocciate dai pianificatori del suo tempo; solo che le bocciature allora si impartivano con metodi più spicci). La pianificazione perseguita dal Dipartimento (e dal sottoscritto con ferma convinzione) è la pianificazione dei cervelli mediante una selezione durissima che manda a casa (finché si può farlo) gli incapaci, i fannulloni e gli aspiranti parassiti. Assicuro che il metodo funziona: molti professori ordinari italiani di varie discipline linguistiche provengono da questo Dipartimento. Fatto questo, ognuno è libero di studiare quello che vuole, con chi vuole, coi gruppi che vuole, coi metodi che vuole. E tanto meglio se il traguardo raggiunto è diverso dall’obiettivo pianificato: il terreno di cultura della ricerca è l’anarchia: è già capitato di trovare l’occidente cercando l’oriente.

4) Congruità e competenza delle risorse umane.
In un sistema come quello attuale che privilegia il localismo sul merito e promuove i soldati a generali assorbendo la paga del soldato nella paga del generale, i soldati spariscono. Il reclutamento dei giovani è sempre più difficile. Un buon numero frequenta i dottorati afferenti al Dipartimento, alcuni, dopo il dottorato, godono di contratti, di assegni e di borse ma, in assenza di pestilenze riequilibratrici (il Viehsterben di Schopenhauer?), come si può pretendere che un giovane (si fa per dire: parecchi passano la trentina) si impegni oggi senza sapere quello che farà domani?

5) Principali punti di forza e di debolezza delle attività di ricerca.
Principale punto di debolezza: la quantità di riunioni inutili, di moduli e contromoduli, di bolli e controbolli che mangiano il tempo di docenti e ricercatori ostacolando le attività per cui sono pagati.
Principale punto di forza: il fatto che docenti e ricercatori tanto più se ne disinteressano quanto più seriamente sono impegnati nella ricerca."